Allevamento

 

di Katia Pocci
Via del Giglio, 7 - 50020 San Donato in Poggio (FI)
tel 055/8072850  3472619758

k.pocci@interchalet.com
katiapocci@libero.it

 

 Cuccioli disponibili

 2 maschi  e  5 femmine

nati il 21/02/2012

padre: SC Charleval's a Blue Chrismoose

madre: GIC Norma Jean la Stella del Sogno Blu

 

  Ho sempre amato tutti gli animali, e i gatti in particolare. Da piccola mi era permesso tenerli solo fuori casa e a condizione che non necessitassero di particolari cure, quindi ho avuto molti gatti, e sono tutti morti molto giovani, lasciandomi ogni volta sempre più triste.
Da studente, durante una gita a Roma, trovai alla stazione Termini un gattino di tipo siamese. Era stato evidentemente abbandonato, così cercai una scatola di cartone e lo portai a casa con me.
Narciso, questo il suo nome, fù il primo e ultimo gatto che ebbe il permesso di vivere in casa. Morì anche lui prestissimo, investito da una macchina.
Di lì a poco tempo mi trasferii a Berlino per studio e, appena sistemata in un monolocale tutto mio, volli di nuovo un gatto. Ne cercavo uno nero, e un’amica me ne trovò uno bianco e nero. Kinka – che nonostante il nome era un maschio – era un gattone dal carattere impossible, attaccato a me in maniera quasi morbosa. Ci capivamo al volo e nel nostro “menage” non c’era posto per nessuno. Tant’è vero che Kinka se n’è andato all’improvviso, quando ha capito che probabilmente presto avrebbe dovuto dividermi con un umano che da un po’ aveva cominciato a frequentarci.
Dopo ben 8 anni ero di nuovo senza un gatto, e il vuoto lasciato da Kinka era davvero molto grande.
Decisi allora che il prossimo gatto non sarebbe stato un incontro casuale, volevo un gatto di razza, possibilmente un siamese. Quando con on il mio fidanzato visitammo alcune esposizioni feline a Berlino, io no avevo occhi che per i gatti colour point di tutte le razze e scoprii non solo i siamesi, ma anche altre razze hanno gli occhi azzurri e le “punte” più scure del resto del corpo. Jens invece puntò subito il dito su un enorme gattone grigio con gli occhi di fuoco e disse che “o quello o niente”, ne voleva uno così. Ci dissero che quel gatto era un “Kartäuser”, che tradotto in italiano significa Certosino.
Disorientati e anche un po’ sconvolti dalle cifre che ci chiedevano per un cucciolo, decidemmo di rimandare l’acquisto a dopo il matrimonio e al trasferimento in Italia. Pochi mesi dopo sposati ripresi la ricerca del gatto, ma di Certosini nella zona di Firenze neanche l’ombra. Casualmente lessi un annuncio dove si offrivano cuccioli di tipo siamese a pelo semilungo, e a settembre 1994 fece il suo ingresso nella nostra vita la piccola Turandot, una deliziosa gattina di tipo siamese, senza pedigree.
Poche settimane dopo trovai un minuscolo gattino tigrato, mezzo morto di fame e di freddo. Lo portai prima dal veterinario per accertarmi che non avesse malattie contagiose, e poi a casa. In meno di due giorni lui e Turandot divennero inseparabili, quindi decidemmo di tenerlo e di chiamarlo Lemmy. Purtroppo un brutto incidente casalingo gli è costato la vita dopo pochissimo tempo, e la nostra Turandot, che ha il tipo carattere “appiccicoso” dei colour point, ha cominciato a soffrire di solitudine. Dal momento che era ancora una cucciolotta, decidemmo non potevamo aspettare molto a prendere un altro gatto.
A questo punto io già avevo il mio gatto con gli occhi azzurri, quindi mio marito è tornato all’attacco con il Certosino. La ricerca è stata piuttosto faticosa, anche perché da inesperti brancolavamo nel buio totale.
Non ci interessava più di tanto lo standard di razza, quindi sostanzialmente eravamo alla ricerca di un gatto grigio con gli occhi gialli. Fortunatamente per noi, le ricerche presso negozi che vendono animali non dettero alcun frutto, perché allora non sapevamo che gli animali non si comprano nei negozi ma dagli allevatori. Tra le svariate telefonate andate a vuoto alcune conducevano all’allevamento dei Rosa Croce di Bologna. Telefonai e finalmente ebbi una risposta affermativa: c’era un cucciolo femmina disponibile. Così il giorno 8 dicembre 1994 eravamo in viaggio per Bologna, non tanto per comprare la gattina, ma per farsi un’idea generale sulla razza. Meno di due ore dopo eravamo sulla strada del ritorno: sul sedile posteriore della macchina troneggiava il trasportino – che per precauzione ci eravamo portati – con dentro la nostra Unica dei Rosa Croce!
L’impatto con Unica era stato irresistibile: c’erano 3 cucciole che giocavano nella stanza, e solo lei ci venne incontro per a mettersi a giocare con le stringhe delle mie scarpe…..Parlando con l’allevatore dichiarai fermamente che mi sarebbe forse piaciuto fare qualche cucciolata, ma che non ero minimamente intenzionata a partecipare ad esposizioni feline! Le ultime parole famose!
Da qui in poi la storia è quella comune a molti allevamenti: la prima mostra a cui ne sono seguite altre, la prima cucciolata a cui ne sono seguite altre, eccetera eccetera. Nel frattempo ad Unica si sono aggiunti Morgana, Attila, Zeudi, Carlotta e Dolcino, così che la povera Turandot si sente forse un po’ in minoranza…. O forse no, forse anche lei è convinta di essere un Certosino!
 

 

Copyright © Chartreux, All Rights Reserved.
E' vietata la riproduzione, anche parziale, senza preventiva autorizzazione scritta.
No portions of this site may be used without expressed, written permission.